Sembrava tutto a posto, eppure…

La cronaca della inaugurazione del Rotore (papa Pio IX in data 20 maggio 1863):  “L’acqua fu presa da una fonte che dicono la Sala, condotta per un chilometro e mezzo a piè del colle su cui sta Anagni in un acquedotto diviso in due canali, dei quali il maggiore mena l’acqua torbida, l’altro la pura. La torbida cade sulle ali d’una gran ruota motrice, mentre la pura scende più chetamente ad empiere le vasche, da cui l’attingono le 4 pompe mosse dalla ruota. Le pompe aspirando e premendo spingono l’acqua in un fortissimo tubo, nel quale salendo spinge sempre più l’aria prigioniera, che finisce col rifugiarsi tutta nell’emisfero della cima. Più l’aria è ristretta, più come tutti sanno, ne cresce la pressione, che nel tubo può ascendere fino a 30 atmosfere. L’acqua premuta entra nei tubi conduttori, che la portano su per la china del monte a tre chilometri di distanza, e 700 piedi d’altezza, dove con alto e largo getto di otto once zampilla sulla piazza d’Anagni, dando vita a un bel paese di 800 abitanti. La macchina fu costruita dal Signor Ponnet di Marsiglia, e corretta efficacemente dal nostro bravo meccanico romano Sig. Mazzocchi, al quale dobbiamo assai. Estratto da “Il Santo Padre in Anagni il 20 Maggio – Roma dalla Tipografia Sinimberghi 1863″.

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Il Rotore, opera incompiuta nonostante i timbri
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