Il destino di un uomo forte è sicuramente il perpetuarsi del suo impegno,

l’essere chiamato nei momenti di bisogno. Vittorio da Pantanello, dopo le altalenanti vicende che lo videro in Sala della ragione ed a Palazzo Gramsci, scelse il buen retiro della Contrada natia. Come la Città Eterna chiese a Cincinnato di tornare a cingere l’elmo, così il centrosinistra anagnino affidò al riccioluto assicuratore il compito di riconquistare Palazzo d’Iseo. Un giro ad Amaseno, una serata in Viale Roma, e finalmente il giorno “Fausto” per Anagni! Purtroppo, però, trascorsi tre anni “i Corvi presero a beccare le Aquile”, e tutto finì. Pronto a bere la cicuta, e ricordando a Sordo ed Alfieri che “Chi è già deciso a morire di propria mano non teme di morire per mano altrui”, Vittorio torna a pugnare, con la furia e la rabbia dell’ultimo Samurai. L’ultimo compagno, verrebbe da dire. Di sinistra il PD ha veramente poco; esclusi Vittorio e Valentina, il resto è roba buona per Arcore. Sandra non è male; a gennaio potrebbe essere consigliera, se non assessore, di Antonio da Ferentino. Con i voti di molti, carapace compreso.

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Da Cincinnato a Coriolano, all’ultimo Samurai
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